L’artista della cipolla e l’arte di reinterpretare

21 Mag

Voglio pubblicamente dichiarare tutta la mia ammirazione per quelli che chiamo gli “artisti della cipolla”. Avete presente quelle strane creature capaci di reinterpretare allegramente non solo mode e tendenze, ma addirittura i singoli capi d’abbigliamento, riadattandoli all’utilizzo che gli sembra più congeniale? E che il 90% delle volte non è assolutamente quello per cui erano stati creati. 

Da quando eravamo bambini ci è stato insegnato cos’è una gonna, cosa una maglia, dove infilare i calzini e dove i guanti.  Ma non solo: la maestra ci faceva recitare che la lana si indossa d’inverno e il cotone d’estate (e non sono prodotte dallo stesso animale nelle due stagioni, come ho sentito raccontare da un insospettabile studente qualche tempo fa!!), che le calze si mettono sotto le scarpe e così via. Ma se la maggior parte di noi ha assimilato a tal punto questi insegnamenti da non poterli lontanamente mettere in discussione, esistono degli affascinanti soggetti – afflitti da un’originale forma di dislessia modaiola – che se ne fregano alla grande e indossano con grande successo quello che vogliono e come lo vogliono.

Una mia amica potrebbe senz’altro essere tra i leader di questa misteriosa setta. In diversi anni le ho visto portare camicie al posto della gonna, calzini di lana sotto i sandali col tacco, maglie infilate alla rovescia o addirittura a testa in giù, strati su strati di canottiere e t-shirt e tagli diagonali in grado di scombussolare persino la simmetria del corpo umano. E il bello è che con addosso questa improbabile accozzaglia riesce ad apparire sempre fighissima e originale.

Perché loro, spesso complici fisici asciutti e personalità stravagante, riescono a far sembrare tutto questo bello e naturale. Tanto che tu li guardi e ti senti vecchio e ottuso e ti riprometti che domani proverai anche tu ad essere originale.  Eccoti quindi di fronte all’armadio pieno di buoni propositi, pronto a scalfire anni di noiose abitudini. Ma c’è poco da fare, a noi “gente comune” sembra già sovversivo mettere un golf sopra una maglietta più lunga, figuriamoci andare in giro con le cuciture in vista! Alla fine ci facciamo coraggio e ci buttiamo nell’ignoto: dato che sembra che gli abbinamenti di questi artisti siano fatti alla rinfusa e in modo assolutamente casuale, decidiamo di lanciarci ad occhi chiusi nell’armadio per pescare e sovrapporre qualche capo a caso. Non senza un certo orgoglio ci pariamo di fronte allo specchio e…

Chi diavolo è il clochard che ci guarda di rimando?!! Più che una creatura creativa e originale, quella appare una povera vecchina malata di Alzheimer, una dissociata fuggita da un centro psichiatrico, una bambina che ha giocato con l’armadio della mamma. Non c’è niente da fare: lo spirito “cipollaro DOC” ce lo devi avere nel DNA. La creatività modaiola è una forma d’arte, e come tale può essere praticata solo da veri artisti. E noi invece non lo siamo – ce ne dobbiamo fare una ragione. Con quei pantaloni a cavallo basso sembriamo indossare un pannolino pieno. Con quegli strati di maglie abbiamo guadagnato minimo minimo tre taglie. E con le calze di lana tagliate sotto il ginocchio ci fa pure un freddo cane ai piedi.

Lasciamo l’arte agli artisti e accontentiamoci di ammirarli quindi. I miei più sentiti complimenti, Artisti della Cipolla.

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