L’incubo del camerino e le strategie acchiappa-polli

22 Apr

Alzi la mano chi non si è ritrovato almeno una volta a rabbrividire di fronte alla propria immagine riflessa nel camerino di un negozio. Illuminati da luci impietose che farebbero comparire la cellulite a Elle Macpherson, ravvicinati ai propri dettagli a prova di miopia, trasformati e sformati da un’infelice prospettiva. Per molti il momento dell’acquisto può trasformarsi, da appagante gratificazione, in una specie di imbarazzante confessionale…

Così quella gonna a palloncino che su manichino ci era parsa deliziosa, adesso gonfia i nostri fianchi modello facocero. Quel top tanto grazioso e sexy, ora inghiotte le nostre forme dandoci l’appeal di una dodicenne frustrata. Persino quei jeans così carini soppalcano impunemente dei rotolini che solo adesso ci accorgiamo di avere (ma sono sbucati nella notte?!!!). Neanche il trucco, che ci sembrava sapientemente studiato, è di alcun aiuto: occhiaie da far invidia al Conte Dracula, fronte lucida che fa concorrenza allo specchio, colorito verdognolo degno di un malato cronico di itterizia. Per non farsi assalire dallo sconforto, alcuni rinunciano al momento della prova – adottando il metodo roulette russa: un capo mi sta e quattro no – altri si buttano su modelli informi onesize, altri ancora rinunciano persino all’acquisto.

Pur lasciando piuttosto indifferente la schiera sadica delle commesse stagionali (che, si sa, sfogano la propria frustrazione godendo della mortificazione dei clienti) quest’ultima terrificante prospettiva ha fatto attivare le menti attente e venali degli esperti di marketing e di CRM (Customer Relationship Management, altrimenti detto Convinci-Raggira-Manipola). Che hanno escogitato affascinanti soluzioni per inebetirci quel tanto che basta per farci uscire dal negozio con una busta sufficientemente piena e un portafogli proporzionalmente alleggerito. E si va ben oltre un sapiente uso di luci e spazi, ben oltre il sorridente e mellifluo “Le sta benissimooooo” della commessa. Qui entriamo nel regno della manipolazione.

Per esempio… Chi di noi non si è mai accorto di aver preso una o due taglie nel tragitto dal negozio a casa, quando si è riprovato l’abitino appena acquistato (Oddio! Ma quante calorie aveva quel tramezzino?!!!)? Se nello specchio del camerino ci sorrideva una sinuosa sirenetta dai fianchi slanciati e il vitino di vespa, perché solo un’ora dopo in quello di camera ci guarda sbigottita una creatura tozza e tarchiata, che quello stesso abitino mai e poi mai avrebbe dovuto indossarlo? Il mistero lo svela facilmente chi da bambino si è avventurato nella “Casa degli specchi”: riflessi irreali e surreali che restituiscono una realtà modificata, in questo caso “allungata” sapientemente quel tanto che basta per togliere qualche centimetro in larghezza e restituirlo in altezza. Le signore inglesi si sono sentite tanto mortificate da questo trucco da mettere in piedi una protesta.

The Economist ci svela invece l’ultimo sapiente raggiro: sembra che per non “deludere” la vanità delle clienti affezionate, afflitte dall’inesorabile e fisiologico passare del tempo, le taglie non siano più quelle di una volta. Il quotidiano britannico ha infatti scoperto con una ricerca di mercato che l’etichetta con scritto 42 è non è più un’unità di misura, quanto piuttosto un efficace strumento di persuasione. Miracolosamente, infatti, una donna che pesa quanto 20 anni fa, oggi indossa una o due taglie in meno. O meglio, una che pesa 5 o sei chili in più, entra sempre prodigiosamente nella stessa taglia. E appagata dal fatto di riuscire ad entrare ancora in una 42 (che nel frattempo si è segretamente modificata di diversi centimetri in vita e sui fianchi), è felice di portarsi a casa vittoriosa l’ingannevole etichetta.

Che dire… tanto di cappello ai maghi dell’inganno. Ora vado a comprarmi una taglia 42 modificata… che son soddisfazioni.

Annunci

2 Risposte to “L’incubo del camerino e le strategie acchiappa-polli”

  1. Greta Miliani 23 aprile 2012 a 09:59 #

    Io ho il problema al contrario: nei camerini di Zara o H&M, con tutte quelle angolazioni e luci, vedo imperfezioni e kg in più ovunque. Tuttavia, la mia forza di volontà e necessità di acquisto sono superiori alla disperazione che provo vedendo l’immagine che lo specchio mi restituisce. Una volta arrivata a casa mi metto davanti al mio specchio e magicamente mi vedo più alta, più magra e più bella. C’è qualcosa che non torna…

    • tessapisani 26 aprile 2012 a 18:17 #

      Chissà… Sarà questa la ragione del successo dell’e-commerce? 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: