A tutto colore

14 Apr

Sembra proprio che quest’estate per essere trendy dovremo vestirci da evidenziatori.
Le pagine sulle tendenze dei principali blog e fashion magazine sfoggiano una folta gamma di improbabili completini dalle tinte fosforescenti, abbinati ad accessori che gli anni Ottanta a confronto sembrano spentini…

La prima reazione – per la maggior parte delle persone dotate di raziocinio – non può che essere: “Ma dai! Non me lo metterei mai! Con quell’affare addosso potrei stare solo sul ciglio dell’autostrada ad aspettare i soccorsi”. Ma è solo buonsenso? O c’è di più? Perché allora proviamo una fittarella di invidia per lo splendore di ragazza che oggi sfoggiava con indifferente eleganza una giacca color aragosta?

A mio avviso, nella maggior parte dei casi, possiamo chiamarla SDP, la “Sindrome Della Preda“: quella che induce la maggior parte delle creature viventi a tentare di mimetizzarsi con lo sfondo e con la massa per non cadere vittima dei predatori. Distinguersi vuol dire prendersi la responsabilità di essere, di esistere, di avere un’opinione. Esporsi alle critiche di una miriade di persone che sembrano non aver di meglio da fare che giudicarti (da quale pulpito, poi…). E i colori brillanti, nel nostro mondo grigino di asfalto e cemento, si sparano nella retina di chi incontri come fanali. Sicuramente con quei pantaloni bluette tutti noteranno i miei polpacci muscolosi. Una maglia rosso fuoco urla arroganza da tutte le parti. Una borsa corallo? La prossima stagione sarà datata. Paura! Meglio adottare la tecnica del tirannosauro, quella imparata con Jurassic Park, che sei stai fermo immobile non ti vede e non ti mangia. Andare sul sicuro, accontentarsi dell’anonimo bianco e nero, o delle rassicuranti sfumature del grigio.

Ma siamo sicuri che sia sempre la scelta giusta? Lasciando da parte abusi e crimini contro il buon senso (probabilmente il total look verde pisello sarebbe impegnativo anche per Sua Maestà la Regina), secondo me non è detto. I colori che indossi dovrebbero essere quelli che ti fanno sentire bene, dovrebbero raccontare il tuo carattere, il tuo umore. Sono convinta che ad un colloquio una giacca fucsia, portata con disinvoltura, racconti di te molto più di un professionale tailleur total black. (Certo, a meno che non sia un colloquio con le pompe funebri…). Magari il lunedì mattina con un foulard giallo inizierebbe meglio. Un’altra giornata ti senti verde moscio. Un’altra ancora teneramente pastello. Vuoi mettere il gusto di indossare capi comunicanti? D’altra parte la cromoterapia esiste, no? Pensa a lavoro quanto sarebbe più comodo! Potrebbero addirittura inventare un codice: “Il capo è in blu, giornata buona per chiedere le ferie”, “Oggi mordo: indosso verde acido”, “Passami pure il tuo progetto, indosso un pacifico rosa pallido” e perché no, anche “Miiiiiii! statemi lontano che oggi sono in nero”.

Ben venga quindi questa nuova moda, con l’augurio che ognuno ne tragga quella goccia di coraggio per dare al proprio guardaroba e al proprio stile un tocco di personalità.

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2 Risposte to “A tutto colore”

  1. daniela Rossato 15 aprile 2012 a 00:07 #

    Mi hai convinta! Domani corro a comprare qualcosa di total color!:-)))))

  2. Greta Miliani 20 aprile 2012 a 07:19 #

    Riferimenti a persone/cose puramente casuali che si sprecano a parte, ho veramente apprezzato questo post. L’idea del codice dei colori sul posto di lavoro è una grande idea. Ogni giorno ogni dipendente – e non solo – potrebbe facilmente capire quali persone “disturbare” e cosa chiedere loro, senza correre il rischio di venir mangiato vivo.
    Infine tengo a ribadire che a mio avviso le persone dovrebbero abbandonare la stupida (concedimi il termine) idea che indossare colori = osare. “Osare”, quando si parla di look, è un concetto ben lontano dal semplice abbinare un turchese ad un fucsia o provare un accostamento tra giallo e arancione.
    Se abbiamo ereditato dalla moda una vasta gamma di colori, oltretutto in tonalità e scalature differenti, non capisco perché non beneficiarne e sbizzarrirsi.
    Non omologarsi alla massa e distinguersi da essa dovrebbe essere visto come un lusso, non come motivo di emarginazione o additamento.
    Come il detto che recita “Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere”, dovrebbero formularne uno per chi si veste monocromo: “Chi indossa solo nero ha qualcosa da nascondere”.
    Chiedo scusa per il commento lungo, ma è una questione che ho a cuore 🙂

    Greta

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